IL NUOVO REDDITOMETRO

Nel corso degli ultimi tempi l’Agenzia delle Entrate ha posto sotto la propria lente di ingrandimento le spese e il tenore di vita dei contribuenti nel contesto della strategia volta a individuare l'effettiva capacità contributiva delle persone fisiche. Seppure il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha affermato che il nuovo redditometro non sarà utilizzato per accertamenti di massa ma sarà uno strumento di compliance, finalizzato a stimolare un più elevato grado di spontanea fedeltà fiscale, il nuovo strumento accertativo sembra essere divenuto lo spettro temuto da una vasta platea di contribuenti.

 

Il confronto tra “nuovo redditometro” e “vecchio redditometro”

Con il decreto del
ministero dell'Economia e delle Finanze del
24 dicembre 2012, pubblicato
sulla Gazzetta ufficiale del 4 gennaio 2013, è stata data attuazione al “nuovo
redditometro”, che assume una veste completamente diversa rispetto al
dispositivo di “prima generazione” disciplinato dal decreto ministeriale
10.09.1992, facendo emergere sin dall’origine numerose complessità operative e
suscitando non poche perplessità.

Il punto centrale del
nuovo strumento è la spesa per beni e servizi e verrà utilizzato d'ora in poi
dall'Amministrazione finanziaria per verificare la congruità dei redditi
personali, a partire da quelli riferiti all'anno d’imposta 2009 (UNICO 2010).  Resta inteso che gli accertamenti che si
riferiscono ad annualità precedenti (periodi d’imposta fino al 2008 compreso)
verranno eseguiti in applicazione del “vecchio redditometro”. Prima
dell’emanazione del decreto attuativo, l’amministrazione finanziaria ha messo a
disposizione dei contribuenti il “redditest”, ovvero un software di ausilio
all’autodiagnosi e di orientamento circa la coerenza del proprio reddito
familiare rispetto alle spese sostenute.

Il decreto attuativo
del nuovo redditometro definisce, quale elemento indicativo di capacità
contributiva, le spese sostenute dal contribuente per l'acquisizione di servizi
e di beni e per il relativo mantenimento[1].
Lo stesso decreto ha individuato, altresì, il contenuto induttivo degli
elementi di capacità contributiva sulla base dei quali può essere fondata la
determinazione sintetica del reddito. Il contenuto induttivo è determinato
tenendo conto della spesa media, per gruppi e categorie di consumi, del nucleo
familiare di appartenenza e corrisponde alla spesa media annuale dei consumi
delle famiglie elaborata dall’Istat sulla base di campioni significativi di
contribuenti appartenenti ad 11 tipologie di nuclei familiari presenti nelle 5
aree territoriali di suddivisione del territorio italiano (nord-est,
nord-ovest, centro, sud, isole). Per la determinazione sintetica del reddito va
fatto riferimento al maggior ammontare tra quanto disponibile, o risultante
dalle informazioni presenti in Anagrafe Tributaria, e quanto determinato
considerando le spese medie Istat o le analisi e studi socio-economici, anche
di settore
. L’ufficio accertatore è legittimato, altresì,  a tenere in considerazione anche altre
informazioni relative al sostenimento di altre spese non espressamente indicate
nel decreto attuativo nonché la quota di risparmio riscontrata, formatasi
nell’anno. Di fatto vengono individuate due differenti tipologie di spese:
quelle "direttamente sostenute" e quelle "statisticamente
attribuibili" al contribuente.

Da qui si coglie il criterio
selettivo del nuovo redditometro rispetto al vecchio: quello precedente,
infatti, si fondava semplicemente sul possesso di elementi manifestanti una
capacità contributiva (quali, ad esempio, le autovetture, le imbarcazioni e
l’abitazione) mentre, per il nuovo strumento, ciò che rileva è il concetto di
spesa legato a tali elementi indicativi di capacità contributiva. Inoltre, va
sottolineato come il nuovo redditometro faccia riferimento alle spese “di
qualsiasi genere” e non faccia alcuna distinzione per quelle che rappresentano
incrementi patrimoniali; le spese in questione si traducono integralmente in un
reddito presunto ascrivibile allo stesso periodo in cui sono state sostenute,
non vigendo più la presunzione che prevedeva la ripartizione delle stesse su un
lasso temporale quinquennale.

Si ricorda che, ai
fini del calcolo della capacità di spesa, le spese relative all’acquisizione di
beni/servizi effettuati dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico
saranno attribuite al contribuente accertato. Al contrario, non saranno
attribuite le spese sostenute esclusivamente per l’attività di impresa/lavoro
autonomo (sempre che tale circostanza risulti da idonea documentazione).

Per effetto delle
modifiche alla versione precedente del redditometro, è venuta meno la
previsione secondo cui per poter procedere con l’accertamento sintetico era
necessario che il superamento della soglia, almeno pari al 25% tra reddito
dichiarato e reddito determinato sinteticamente, si verificasse per due o più
periodi d’imposta, anche se non consecutivi. Il problema non si pone più con la
nuova versione dello strumento accertativo, poiché può essere applicato in
relaziona a ciascuna annualità per la quale il reddito dichiarato risulti
inferiore di più del 20% rispetto a quello determinato sinteticamente. Sul
punto va evidenziato come lo scostamento debba essere calcolato sul reddito
complessivo dichiarato al netto degli oneri deducibili di cui all’art. 10 del TUIR.

Novità a maggior
difesa del contribuente, è l’obbligatorietà del contraddittorio preventivo.
Infatti, in linea con le disposizioni contenute nello Statuto del Contribuente,
gli uffici che procedono all’accertamento sintetico del reddito complessivo
hanno l’obbligo di invitare il contribuente a comparire, di persona o a mezzo
di rappresentante, per fornire elementi di prova a proprio favore e, solo
successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione[2].
L’obbligo di maggior dialogo tra il contribuente e l’Amministrazione
finanziaria testimonia l’incertezza della materia di discussione, suscettibile
di svariate approssimazioni e interpretazioni. Sulla base di quanto la
Cassazione ha avuto modo di affermare in materia di studi di settore, si può
ritenere che l’avviso di accertamento notificato al contribuente in difetto di
preventivo invito al contradditorio debba considerarsi nullo. Allo stesso modo,
la nullità dell’avviso di accertamento potrebbe essere invocata qualora lo
stesso atto non indichi le ragioni per le quali gli elementi di difesa addotti
dal contribuente non siano stati ritenuti validi da parte dell’Ufficio.

Nella tabella che
segue si riepilogano le principali differenze tra il vecchio ed il nuovo
strumento accertativo.

Vecchio redditometro

Nuovo redditometro

Accertamento fino al
periodo d’imposta 2008

Accertamenti a
partire dal periodo d’imposta 2009

Mancato obbligo del
contradditorio

Obbligo del
contradditorio preventivo

Irrilevanza oneri
deducibili

Rilevanza oneri
deducibili e spese per detrazioni

Reddito complessivo
netto

Reddito complessivo

Scostamento del 25%
su almeno due annualità

Scostamento del 20%
su una sola annualità

Rilevanza incrementi
patrimoniali per quinti

Rilevanza integrale
dell’incremento nell’anno di sostenimento

 

Appare opportuno
indicare quali a
cquisti possano ricadere sotto la lente del Fisco
poiché considerabili come indici di capacità contributiva utili al fine di
stendere liste selettive di controllo. Appare necessario il richiamo alla
tabella A allegata al decreto ministeriale nella quale ogni singolo elemento
indicativo di capacità contributiva riportato nella prima colonna della tabella
indica di fatto la spesa sostenuta dal contribuente per l'acquisizione di beni
con tanto di relativi costi di mantenimento. A titolo esemplificativo:

ü  CONSUMI
IN GENERE: alimentari e bevande, abbigliamento e calzature;

ü  ABITAZIONE:
rate di mutuo, canoni di locazione, canoni de leasing immobiliare, spese
utenze, condominiali e di manutenzione;

ü  COMBUSTIBILI
ED ENERGIA: spese per energia elettrica, gas, riscaldamento;

ü  MOBILI,
ELETTRODOMESTICI E SERVIZI PER LA CASA: elettrodomestici ed arredi, altri beni
e servizi per la casa (quali biancheria, detersivi, pentole e lavanderia),
oneri e contributi per collaboratori domestici;

ü  SANITA’:
medicinali e visite mediche;

ü  TRASPORTI:
assicurazioni, bollo, carburante, pezzi di ricambio e manutenzioni in genere su
auto, moto, caravan, camper e minicar, natanti, imbarcazioni e aeromobili,
nonché spese sostenute per utilizzo mezzi pubblici di trasporto (tram, autobus,
taxi, ect.);

ü  COMUNICAZIONE:
acquisto e spese gestione telefoni;

ü  ISTRUZIONE:
libri scolastici, tasse scolastiche e rette per asili nido, scuola per
l’infanzia, scuola primaria e secondaria, corsi di lingue straniere, corsi
universitari, tutoraggio, master e scuole di specializzazione, soggiorni studio
all’estero e canoni di locazione per studenti universitari;

ü  TEMPO
LIBERO: giochi e giocattoli, radio, televisione, hi-fi, PC, libri, giornali e
riviste, dischi, cancelleria, abbonamenti pay-tv, lotto e lotterie, piante e
fiori, attività sportive, circoli culturali e ricreativi, attività sportive,
giochi on line, cavalli e animali domestici;

ü  ALTRI
BENI E SERVIZI: assicurazioni danni, infortuni e malattia, contributi
previdenziali obbligatori, barbiere, parrucchiere ed istituti di bellezza,
centri benessere, argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi, borse,
valigie, onorari liberi professionisti, alberghi, pensioni e viaggi
organizzati, pasti e consumazioni fuori casa, assegni periodici corrisposti al
coniuge;

ü  INVESTIMENTI:
acquisto di immobili, beni mobili registrati, polizze assicurative, contributi
previdenziali volontari, oggetti d’arte o antiquariato, donazioni ed erogazioni
liberali, manutenzioni straordinarie di unità abitative, oro, numismatica,
filatelia, prodotto finanziari e valute estere nonché acquisto di azioni,
obbligazioni, conferimenti, finanziamenti, capitalizzazioni, quote di
partecipazione, derivati e pronti contro termine e prodotti finanziari in
genere.

Appare evidente che il nuovo
redditometro considera una generalità di spese eterogenee tra loro, a
differenza del vecchio redditometro che puntava il dito soprattutto contro
alcuni beni ritenuti indici di capacità contributiva.

 

La valenza probatoria delle risultanze da redditometro

Si segnala che recentemente
la Corte di Cassazione[3]
ha ribadito che il redditometro è da annoverarsi tra le “presunzioni semplici”.
La Corte ha, infatti, affermato che “l’accertamento
sintetico disciplinato dall’articolo 38 D.p.r. 600/1973, già nella formulazione
anteriore a quella modificata dall’art. 22 del 78/2010 tende a determinare,
attraverso l’utilizzo di presunzioni semplici, il reddito complessivo del
contribuente mediante i così detti elementi indicativi di capacità contributiva
stabiliti dai decreti ministeriali con periodicità biennale
”. La Cassazione
con questa pronuncia, rimarca un chiaro cambio di rotta rispetto alle
precedenti pronunce, tracciando la via della reale valenza probatoria
dell’accertamento sintetico. “Presunzione semplice” significa che l'onere della
prova incombe sempre sull'Agenzia delle Entrate che  deve dimostrare il possesso del maggior
reddito attraverso lo strumento del redditometro. Pertanto, in caso di
scostamento tra il reddito dichiarato dal contribuente e quello (maggiore)
automaticamente accertabile tramite il redditometro, il Fisco dovrà
necessariamente addurre ulteriori elementi indiziari atti a corroborare la
propria pretesa, dimostrando una certa attendibilità del fatto presunto; in
mancanza di ciò l'avviso di accertamento fondato esclusivamente sulle
risultanze del redditometro risulterebbe illegittimo.

Questa nuova tendenza
della giurisprudenza ha avvicinato per analogia lo strumento accertativo del
redditometro a quello degli studi di settore, entrambi fondati sul risultato di
elaborazioni statistiche. Va detto, però, che la circostanza che i Giudici di
legittimità abbiano affermato la natura di presunzione semplice non esclude che
l’Amministrazione Finanziaria mantenga la propria posizione e continui a
riconoscere nel redditometro una “presunzione legale relativa” (la quale, di
fatto, conduce ad una inversione dell’onere della prova a carico del
contribuente chiamato a dimostrare l’infondatezza della pretesa tributaria). Per
contrastare la pretesa di maggior reddito scaturente dall’applicazione del
“redditometro”, diventa importante e imprescindibile sottolineare come tale
accertamento debba, comunque, improntarsi a flessibilità per evitare che
un’asettica meccanicità possa condurre alla tassazione di un reddito astratto e
avulso dalla situazione concreta del contribuente stesso.

Il suddetto auspicio è
coerente con l’orientamento della Corte di Cassazione[4]
secondo la quale “……….la  flessibilità 
degli  strumenti  presuntivi è imposta  dall'art. 53 
della  Costituzione,  non 
potendosi  ammettere  che il reddito  venga determinato  in 
maniera  automatica,  a prescindere da quella che è la  capacità contributiva del  soggetto 
sottoposto  a  verifica. 
Ogni  sforzo,  quindi, va 
compiuto per  individuare  la 
reale  capacità  contributiva del  soggetto, pur 
tenendo presente 
l'importantissimo  ausilio che può
derivare  dagli strumenti
presuntivi,  che  non possono però avere effetti automatici,
che sarebbero contrastanti con il dettato costituzionale, ma che
richiedono  un confronto  con 
la  situazione  concreta
”.

La stessa
Amministrazione Finanziaria, quanto meno nelle enunciazioni teoriche, si è
dimostrata attenta all’invocato principio di flessibilità e ragionevolezza
nell’applicazione del “redditometro”. Infatti, l’Agenzia delle Entrate[5]
ha riconosciuto l’inevitabile imprecisione dello strumento presuntivo e ha invitato
tutti gli Uffici ad un attento e ponderato utilizzo, soprattutto nei casi in
cui la ricostruzione presuntiva del reddito sia essenzialmente fondata su
fatti-indice che costituiscono soddisfacimento di bisogni primari o che sono
caratterizzati da elevata rigidità (come avviene, ad esempio, per l’autovettura
o l’abitazione principale).

Il “nuovo redditometro”
è ai nastri di partenza ma sta già terrorizzando l’intera platea dei
contribuenti, anche quelli che non avrebbero nulla da temere. La preoccupazione
di finire nelle liste selettive dell’Amministrazione Finanziaria rischia di
portare ad un'ulteriore riduzione dei  consumi su cui già si è fatta sentire la prolungata
crisi economica.  La speranza è che
questo strumento a disposizione del Fisco non si riveli uno strumento di
accertamento di massa. Lo confermerebbe un comunicato dell’Agenzia delle
Entrate del 20.01.2013 nel quale viene chiarito che, già in fase di selezione,
le posizioni con scostamenti inferiori a 12.000 euro non saranno prese in
considerazione.  Lo stesso direttore
dell’Agenza delle Entrate ha definito il “nuovo redditometro” quale strumento
di compliance che dovrà supportare
l’attività di accertamento degli Uffici nei confronti delle persone fisiche,
cercando di orientare i cittadini a dichiarare un reddito coerente con la
propria capacità di spesa.

Inoltre i pensionati,
titolari della sola pensione, non saranno mai selezionati dal nuovo
redditometro, il quale resta uno strumento utilizzato per individuare i” finti
poveri”, ossia i casi in cui alcuni contribuenti, pur evidenziando una elevata
capacità di spesa, dichiarano redditi esigui. Il raggio di azione dei nuovi
controlli dovrebbe essere esteso ad una platea individuabile annualmente in circa
35.000 soggetti accertabili ovvero lo 0,1% dei contribuenti italiani. Si
auspica che il Fisco tralasci gli scostamenti meno significativi tra reddito
dichiarato e accertato ciò per evitare 
un contenzioso tributario di cui è difficile prevedere l'esito, e punti
invece a stanare i contribuenti con 
gravi incongruenze.

Il consiglio di
numerosi pubblicisti è la tracciabilità dei pagamenti, in particolar modo nei
casi in cui il contribuente ha interesse a dimostrare che il finanziamento di
alcune spese è stato fatto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo
d’imposta controllato, con redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo alla
fonte esclusi dal reddito imponibile o con redditi di terze persone. In
quest’ultimo caso è  utile conservare
copia di bonifici e/o assegni a dimostrazione di chi ha effettivamente
sostenuto le spese. Appare, invece, superflua la conservazione di scontrini,
ricevute e fatture di acquisti di importo superiore ai 3.600 euro poiché tali
informazioni sono già presenti in Anagrafe Tributaria attraverso lo “spesometro”.
Nel caso in cui, invece,  le spese siano
state sostenute attraverso l’utilizzo del risparmio generatosi in anni precedenti,
appare fondamentale conservare copia degli estratti conto in cui si evidenzia
la movimentazione dei saldi contabili. Il contribuente deve, infine, porre
attenzione a fornire la documentazione fiscale qualora da essa risulti una
spesa di ammontare superiore rispetto a quanto accertato in base ai valori
statistici.

Si segnala, infine,
che alcune Commissioni Tributarie[6]
 hanno già dichiarato l’illegittimità del
“nuovo redditometro” evidenziando come:

-         
lo strumento è stato varato al di fuori del perimetro
disegnato dal legislatore (atteso che mentre la norma di legge parla di spese
sostenute dal singolo contribuente, il decreto ministeriale considera le spese
medie ISTAT delle famiglie);

-         
lo strumento, per come è configurato, viola la legge
sulla Privacy poiché prevede la raccolta di una serie di informazioni sensibili
riguardanti la persona (tra cui le spese mediche e farmaceutiche);

-         
lo strumento viola il diritto di difesa del contribuente
poiché risulta, di fatto,  impossibile
provare che la spesa reale è stata inferiore a quella desumibile dalle medie
ISTAT;

-         
lo strumento non coglie adeguatamente la
differenziazione tra contribuente residente in zone geografiche periferiche e
contribuente residente in centri urbani importanti.

Insomma, il “nuovo redditometro” ha fatto da poco la sua comparsa sullo
scenario dei controlli fiscali ma sta già scatenando discussioni e incertezze
!! 


 

 



[1] Art. 1
comma 2 DM 24.12.2012

[2] Ai sensi
dell’art. 5 D. Lgs. 19.06.1997 n. 218.

[3] Sentenza n. 23554/2012

[4] Sentenza
n. 2411 del 03.02.2006

[5] Circolare n. 101 del
30.04.1999

[6] Sentenza
n. 74.02.13 Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia