Scomputo delle ritenute

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Come ogni anno, con l’approssimarsi della predisposizione della dichiarazione dei redditi, giungono richieste di chiarimenti in merito alla possibilità di scomputare dall’imposta sul reddito delle persone fisiche le ritenute sui redditi d’impresa o di lavoro autonomo subite dai contribuenti, allorquando gli stessi non siano in condizione di esibire la prescritta certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta.

A tale proposito, la Risoluzione Ministeriale N. 68/E del 19 marzo 2009, fornisce una procedura alternativa atta a risolvere tale problematica. In particolare, è stato precisato che il contribuente (anche in assenza di una certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta) è comunque legittimato allo scomputo delle ritenute subite, a condizione che sia in grado di documentare l’effettivo assoggettamento a ritenuta tramite esibizione congiunta della fattura e della relativa documentazione, proveniente da banche o altri intermediari finanziari, idonea a comprovare l’importo del compenso netto effettivamente percepito, al netto della ritenuta, così come risulta dalla predetta fattura. Nell’ipotesi in cui la fattura e la documentazione siano prodotte in sede di controllo, alle stesse andrà, inoltre, allegata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui il contribuente dichiari, sotto la propria responsabilità, che la documentazione attestante il pagamento si riferisce ad una determinata fattura regolarmente contabilizzata. (Resta inteso che, alle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà mendaci sono connessi specifici effetti sul piano penale!!!).

Peraltro, l’interpretazione estensiva fornita dall’Agenzia delle Entrate incontra un limite nel caso in cui il pagamento della fattura/parcella sia stato eseguito in contanti: in tale ipotesi, non è possibile produrre documenti bancari attestanti l’incasso. Pertanto, in tale fattispecie, pur non esistendo chiarimenti ufficiali, una soluzione possibile potrebbe essere quella di integrare la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con le indicazioni del metodo di pagamento e delle somme percepite. Certamente, la legittimazione della deduzione delle ritenute “autocertificate” per le quali non vi è la tracciabilità del pagamento, potrebbe comportare facili pratiche fraudolenti ed esporre il dichiarante a sanzioni particolarmente gravi!!!

Per concludere, ritengo opportuno rammentare che l’omesso rilascio della certificazione da parte del sostituto d’imposta, ovvero il rilascio di una certificazione con dati incompleti o non veritieri, è punito con la sanzione da Euro 258,00 ad Euro 2.065,00. Sotto il profilo penale, l’art. 10 bis, d.lgs. n. 74/2000, punisce chi non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale dei sostituti d’imposta (di norma entro il 31 luglio) le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata, per importi superiori ad Euro 50.000,00. Peraltro, perché l’inadempimento del sostituto costituisca reato, è necessario che: 1) le ritenute siano state certificate ai sostituiti; 2) l’ammontare complessivo delle ritenute certificate e non versate superi i 50 mila euro per periodo d’imposta; 3) l’omissione si sia protratta ben oltre i termini previsti dal diritto tributario per i versamenti periodici, precisamente fino al termine fissato dalla norma penale, corrispondente al termine per la presentazione della dichiarazione annuale (oggi fissato al 31 luglio dell’anno successivo a quello in cui le ritenute furono operate); 4) tutti gli elementi del fatto siano “coperti” dal dolo (anche solo eventuale), essendo, invece, irrilevante che il soggetto perseguisse o meno, con la sua omissione, finalità evasive dell’imposta.